“Quest’acqua che pensa”, successo per la mostra fotografica inaugurata a Campobasso

Un viaggio visivo e culturale attraverso uno dei beni più preziosi che possa esistere: l’oro blu

Foto di Michela Buonvino

E’ stata inaugurata da Spazio Sfuso, nel cuore di Campobasso, la mostra fotografica dal titolo “Quest’acqua che pensa” , un progetto artistico e culturale firmato dal fotografo molisano Lello Muzio in collaborazione con il cantautore poeta Antonio Mastrogiorgio e curato da Jacopo Trivisonno e Barbara Mercurio. L’evento, dedicato al tema dell’acqua, ha attirato l’attenzione di appassionati d’arte, studiosi e cittadini, offrendo una riflessione profonda e multidisciplinare su questo elemento essenziale.

La mostra si sviluppa come un percorso visivo che esplora il ruolo dell’acqua nel paesaggio, nella cultura e nella vita quotidiana. Attraverso una serie di scatti evocativi, Lello Muzio cattura la bellezza e la complessità dell’acqua, simbolo di vita, trasformazione e memoria. Le immagini raccontano storie di territori marginalizzati, come quelli attraversati dal fiume Fortore, e riflettono sui cambiamenti ambientali e culturali che li caratterizzano.

Jacopo Trivisonno e Barbara Mercurio, entrambi dottorandi presso l’Università degli Studi del Molise, hanno curato la mostra con un approccio innovativo e interdisciplinare. La loro visione unisce antropologia, geografia e storia dell’arte, creando un dialogo tra le immagini e le prospettive scientifiche. Il risultato è un’esperienza immersiva che invita i visitatori a riflettere sull’acqua come elemento centrale del paesaggio e della vita umana.

“Parlare dei “margini” – spazi all’interno dei quali, negli ultimi anni, sono state circoscritte le aree periferiche, remote e rurali della penisola – ha rafforzato le narrative che contrappongono i centri urbani alle campagne in quanto aree fragili. In esse si è assistito nel tempo a mutamenti e stravolgimenti degli spazi abitati tramite il manifestarsi di squilibri tra il tessuto sociale e produttivo dei territori, dovuti all’altalenante presenza o assenza di beni e servizi. Tornare a frequentare le acque come spazio relazionale è, dunque, il percorso per riscoprirle in quanto bene e servizio essenziale e, al contempo, scoprirsi nuovamente in quanto comunità dotata di senso civico” è ciò che scrivono i curatori della mostra.

“Quest’acqua che pensa” non è una celebrazione estetica ma un invito a considerare il futuro del territorio e delle risorse idriche. La mostra sottolinea l’importanza di preservare l’acqua come bene comune e di affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità ambientale.

Presente all’evento anche la professoressa Letizia Bindi che, da anni, lavora su queste importati tematiche. “Quest’acqua che pensa propone un’interpretazione, una lettura locale di un fenomeno tremendamente globale: quella crisi idrica che sta attanagliando le aree temperate, dopo aver già colpito in maniera estremamente rilevante le zone più calde del pianeta. Le acque interne hanno rappresentato storicamente una delle risorse principali delle piccole regioni appenniniche, il loro stesso immaginario carsico ed emerso. Insieme alla pietra delle montagne, all’erba, al cielo che permetteva di orientare il cammino, le acque univano e si intrecciavano dinamicamente con la rete complessa dei fuochi, materiali e simbolici” scrive Bindi nella sua “Sineddoche Liquida” che accompagna alcuni scatti della mostra.

“Quest’acqua che pensa” rappresenta un esempio di come anche l’arte possa stimolare la riflessione e il dialogo su temi di grande rilevanza sociale e ambientale.

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